La carta nel tempo

Neolitico

Fine del neolitico: l'incisione

L'uscita definitiva dalla preistoria è segnata dalla creazione di un sistema per comunicare mediante una combinazione di simboli; contemporaneamente nasce l'esigenza di un supporto su cui riprodurre questi segni.

Se la pietra poteva rispondere a esigenze rituali, mal si prestava alle pratiche amministrative che necessitavano di materiali più agili. Dopo tentativi con rame, piombo, avorio e legno, che però si rivelarono troppo costosi, si adottarono le tavolette cerate: prima incise e poi lisciate così da poterle riutilizzare. Ma si trattava di un materiale precario che non lasciava traccia. Si utilizzò allora l'argilla cruda, un po' più resistente ma che non permetteva facili riproduzioni. Alcuni esemplari di tavole di argilla sono arrivati sino a noi: i numerosi incendi dell'epoca hanno infatti cotto l'argilla rendendola duratura.

Grotta di Lascaux ­ Dordogna, Francia: testimonianza del paleolitico (15.000-20.000 anni) Tempio di Amùn, Luxor- Egitto Tavoletta di Urùk, IV millennio a.C.: segni incolonnati testimoniano si trattasse di un registro contabile  

Papiro

Il papiro

Intorno al 2000 a.C. in Egitto si iniziò a sperimentare un nuovo materiale: le foglie del papiro tagliate longitudinalmente in strisce molto sottili formavano una sorta di tessitura orizzontale e verticale su una superficie ben tesa. Questa trama veniva quindi messa a bagno nell'acqua del Nilo e successivamente pressata: il sole e il clima secco avrebbero fatto il resto.

Una volta scritte, le strisce venivano fissate alle estremità su due bastoncini, arrotolate strettamente e racchiuse in una guaina di pelle o stoffa. Era nato il Volumen
Fu Alessandro Magno a portare il papiro in Grecia. Da qui si diffuse in Italia e in Sicilia. Ma il clima più umido di queste zone comportava un deterioramento rapido dei fogli così ricavati. 
Il nome 'papiro', che in Egitto viene da "p-pr-O" e significa "quello del re" che detiene il monopolio di questo materiale, ha lasciato tracce in molte lingue, che fanno derivare da questo nome la parola che utilizzano per chiamare la carta: paper (inglese), papier (francese), Papier (tedesco), papel (spagnolo).

La scultura di uno scriba, casta privilegiata e potentissima il Canone reale contiene l'elenco dei Faraoni sino al momento della compilazione, nel regno di Ramses (1290 a.C.-1224 a.C.). È conservato al Museo Egizio di Torino    

Pergamena

La pergamena

Già nel 1000 a.C. si inizia a utilizzare la pelle di animali, e la leggenda vuole che Omero abbia scritto l'Iliade e l'Odissea sulla membrana dell'intestino di un drago. Ma sarà soltanto nel III sec. a.C. a svilupparsi quella che noi conosciamo come pergamena: a mettere a punto il trattamento fu Eumene, re di Pergamo.

La preparazione consisteva nella disidratazione e successivo essiccamento della pelle tesa sul telaio. Dopo essere stata lavata, la pelle veniva lasciata per un giorno in acqua pulita, quindi gonfiata in un bagno con calce fresca spenta a circa 18-20° per 15 giorni. Successivamente veniva depilata, rimessa nella calce fresca, lavata e tesa sul telaio. Ulteriori puliture portavano a una superficie liscia come colla. Infine, veniva smerigliata con la pietra pomice, sottoposta a essiccazione definitiva e tagliata in fogli.

I fogli, ripiegati una o più volte, e, dopo essere stati scritti, venivano cuciti formando il Codex, che spesso veniva poi sapientemente decorato. La pergamena fu di gran lunga il materiale scrittorio più usato per tutto il Medioevo e, a differenza del papiro, era scrivibile su entrambi i lati. Inoltre, poteva essere raschiata e quindi riutilizzata: il palinsesto, (dal greco palim/sestos ‘raschio di nuovo‘) usanza che ci ha però fatto perdere diversi scritti di autori greci e latini.

Il fabbricante di pergamena Il copista: in una mano lo stilo, nell'altro lo strumento per tracciare le righe Dopo la traccia delle righe, la pergamena passava all'esecuzione del ritratto e infine alla rifilatura dei fogli  

Leggenda

La leggenda

L'invenzione della carta è attribuita a Ts'ai Lung e datata al 105 a.C.; la leggenda narra che egli si recava ogni giorno presso uno stagno adibito a lavatoio; meditava e osservava le donne lavare i panni. Un giorno notò che le fibrille che si staccavano dai panni logori una volta sbattuti e strofinati, si accumulavano e si riunivano in un'ansa dello stagno formando quasi un tessuto: Ts'ai Lung ebbe quindi l'intuizione di prendere questo sottile velo e lasciarlo essiccare; era nata la carta.

Ts'ai Lung      

Il Catai

La soluzione dal Catai: la carta

Già nel II sec. a.C. in Cina era presente la carta: lo prova il frammento di una mappa largo appena 5,6 cm pervenuto fino a noi.
Prima della carta, i cinesi utilizzavano la seta come supporto per la scrittura: il materiale, molto prezioso, era riservato ai testi sacri e agli annali dell'Impero. Si notò da subito che la carta invece era un materiale molto duttile ed economico. I materiali di partenza erano bambù tagliati, ma anche corteccia di gelso, canapa, giunco; in ogni caso fibre vegetali che venivano sottoposte a 4 fasi di lavorazione: preparazione della pasta, formazione del foglio, essiccazione e collatura.

La procedura, che è rimasta sempre quasi inalterata, era questa: una sostanza vegetale, messa in acqua a macerare, veniva pestata fino a quando non fosse ridotta in poltiglia; poi passava in una vasca di calce e infine su un telaio rivestito di una rete finissima, così da far colare l'acqua: ultimata l'asciugatura si procedeva alla collatura.

Il pezzo di carta più antico che si conosca (II sec. a.C.) L'imperatore Qin Shihuang, che ogni giorno maneggiava 60 kg di documenti e rapporti Le fasi di produzione della carta  

Tra Cina e Arabia

La carta tra Cina e mondo arabo

La carta rimase per secoli monopolio della Cina. Venduta a caro prezzo in Siria e nei mercati del Vicino Oriente, contribuiva significativamente alle finanze del Celeste Impero. La leggenda racconta che il Gran Khan di Turchia Casroe II, disgustato dall'odore della pergamena, ordinò che tutti i documenti a lui destinati fossero redatti su carta cinese colorata con zafferano e profumata con acqua di rose. L'uso della carta in Cina si diffuse: con essa venivano confezionati vestiti, ventagli, cartamoneta (la prima è dell'VIII sec.); la biblioteca dell'imperatore Taizong contava 200.000 volumi (contro le poche centinaia della coeva biblioteca pontificia).

Nel 751, a seguito della battaglia di Samarcanda tra Cina e califfato arabo, alcuni prigionieri cinesi, specialisti nell'arte cartaria, rivelarono agli arabi il segreto. 30 anni dopo, il califfo Harun rese obbligatorio l'uso della carta: se i testi su pergamena infatti potevano essere contraffatti, quelli su carta no, perché il supporto rivelava chiaramente tentativi di cancellatura di inchiostro.

La prima cartiera araba fu fondata a Samarcanda e poco dopo un'altra fu costruita a Bagdad: non funzionava a pestello manuale, ma con una mola azionata con l'uso di animali, secondo il principio dei frantoi e dei mulini.

Da allora la storia della carta si fuse con quella del mondo arabo, che la utilizzò largamente per la diffusione del Corano (per cui era riservata una preziosissima carta blu) e di testi scientifici. Venne migliorata anche la tecnica di produzione: mole azionate a mano per lo sminuzzamento delle fibre al posto del pestello cinese, e spremitura della pasta con una pressa. I segreti di fabbricazione furono poi esportati anche in Europa, a partire dalla Spagna dove, nel 1039, vicino a Valencia, venne avviata la prima cartiera. Quando Giacomo I il Conquistatore libera la Catalogna, non solo non caccia i cartai della vicina Xativa, ma emana un editto per proteggerli e assicurasi la loro opera.

Particolare della biblioteca di Bassora (scuffia in testa) La carta in Cina: un diffondersi di produzione e usi    

La carta in Italia

L'uso della carta in Italia

La pergamena era diventata in Italia un materiale piuttosto costoso; fu con la dominazione araba che in Sicilia apparve la carta. Le prime cartiere nascono ad Amalfi nel 1220 e a Fabriano nel 1276.
In Italia come materia prima non furono utilizzati i vegetali, ma gli stracci: prima di lana e poi di lino e cotone, ottenendo risultati migliori grazie alla qualità delle fibre.

I fogli che si ottenevano con questa procedura erano poco costosi, ideali per i documenti commerciali. Per la fragilità delle prime produzioni, la carta non era adatta invece a documenti ufficiali, tanto che Ruggero II nel 1145 la vietò per usi istituzionali. Ma presto nuovi sviluppi tecnici avrebbero risolto i limiti di questo materiale, dando il via alla fortuna della carta.

Chartarius      

Basso Medioevo

Il Basso Medioevo: impulsi alla produzione

L'evoluzione della società sarebbe stata propulsiva perchè la carta diventasse un prodotto più raffinato: la richiesta infatti era in continuo aumento. Il fiorire delle Università portò alla necessità di libri. Le coltivazioni di lino si diffusero e a Biella si realizzò la prima manovella applicata alla ruota dinamica, per passare dal movimento continuo a quello alternato. Nel 1300 Fabriano esporta già in tutta Europa: la sua carta è la migliore perché: per la preparazione della pasta viene utilizzata una pila a magli multipli; per la rete su cui si fa colare la pasta, viene utilizzato il filo di ottone che rende la trama più fitta; inoltre la colla animale aveva sostituito l'amido e le altre colle vegetali, con risultati di maggiore consistenza e resistenza all'acqua. È inoltre della cartiera di Fabriano l'invenzione della filigrana, che presto costituisce il mezzo di identificazione della cartiera d'origine, del titolare di attività, del formato e della qualità del prodotto.

Non esiste ancora la stampa, ma la produzione è già piuttosto alta: la xilografia permette la diffusione dei libri, in particolar modo la Bibbia pauperum, ma molta produzione è destinata anche alle carte da gioco.

Per 200 anni la produzione italiana dominerà il mercato, sostituendosi a Spagna e Damasco per l'approvvigionamento della carta in Europa, (anche se ancora secoli più tardi, Goethe dichiarerà di aver acquistato in Italia la carta migliore per scrittura e acqueforti).

La tecnica di produzione italiana si diffonde in tutta Europa: la prima cartiera francese è del 1326, in Germania del 1390, in Svizzera del 1460, in Austria del 1498, in Inghilterra del 1494; in Olanda del 1586. E la carta si preparava presto a fare davvero il giro del mondo: nel 1690 sarà infatti fondata la prima cartiera in America, a Filadelfia.

Filigrana cartiera di Trevi      

L'età moderna

L'inizio dell'era moderna: le invenzioni

L'invenzione dei caratteri mobili a piombo e della meccanicizzazione dei processi di stampa da parte di Gutenberg nel 1470, crea nuovi impulsi; in tutto il 1500 migliorano i processi produttivi e la tecnica subì ulteriori importanti evoluzioni in diversi paesi europei.

Alla fine del 1600 "l'olandese", dotato di lame metalliche che triturano gli stracci, sostituisce il pestello e la macerazione degli stracci. Nel 1740 viene invece inventato il tagliastracci, e in quel periodo di sviluppano nuove soluzioni per la cottura (con alcali), la sbiancatura della pasta e la collatura (per cui viene introdotta la resina). La quantità di stracci richiesta è tale da produrre una vera e propria fortuna dei cenciai.

Ma presto si cercano nuove materie prime e una maggiore meccanicizzazione del processo produttivo, anche per soddisfare l'ulteriore domanda di carta.

Per quel che riguarda le materie prime, si svilupparono le prime tecniche di riciclaggio: verso metà ottocento i giornali erano fatti con carta paglia o riciclata. Nello stesso periodo viene messo a punto il sistema ideato da Keller che prevede la sfibratura del legno con mole di pietra. L'inglese Watt e l'americano Burgess proposero nel 1866 la fabbricazione della cellulosa alla soda; pochi anni dopo il tedesco Mitserlich ne formulò la realizzazione al bisolfito.

Per quel che riguarda la meccanica: già a inizio ‘800 Nicolas Louis Robert, un tecnico impiegato nella tipografia Didot, realizza la prima macchina continua "sans fin", di cui gli sarà "rubato" il brevetto. Il nuovo impianto raggiungeva una capacità produttiva pari a 100 uomini ed era in grado di unificare le fasi di produzione in un unico ciclo, realizzando un foglio di carta lungo fino a 15 metri senza bisogno di intervento umano. Ogni sviluppo tecnico successivo parte da questa prima invenzione, in coerenza con il nome della macchina "sans fin" che davvero sembra descrivere non solo la funzione ma anche il destino di questa macchina.

Raffinatrice olandese Modello prima macchina continua: il nastro era largo 60 cm ma in pochi anni passerà a 152 Gutenberg, inventore della meccanicizzazione dei caratteri mobili e della stampa Keller, inventore della sfibratura del legno con mole di pietra

Il giornale

Il quotidiano

Il primo esempio di quotidiano si può considerare il foglio della carta acta che veniva affisso in tutta Roma nel 59 a.C. La prima forma di "giornalismo": la diffusione di notiziari manoscritti nell'Europa rinascimentale, fra i mercanti che si scambiavano notizie sulla situazione economica, politica e militare, su usanze, costumi e tendenze, con contenuti anche "umanistici" e culturali. Ma fu solo nel 1702 che nasce a Londra il primo vero quotidiano: The Daily Courant. In Italia La Gazzetta di Mantova rintraccia le sue origini fino a un avviso che usciva alla corte di Mantova a partire dal 1664. La Gazzetta di Parma nel 1753 esce con regolarità, riportando notizie da tutte le corti europee. Nel 1863 in Francia esce il Petit Journal, a metà prezzo rispetto a tutti gli altri giornali; nel 1878 arriverà a tirare un milione di copie. Nel 1898 il J'Accuse di Zola, diffuso dall'Autore in 300.000 copie, fa scoppiare il caso Dreyfuss: era nata l'opinione pubblica.

Esempi di quotidiani I primi quotidiani    

Produzione in Italia

Le aree di produzione in Italia

Lo sviluppo delle cartiere non avviene uniformemente. Da Fabriano si era passati alle grandi città (Venezia, Genova, Padova, Bologna) e anche all'estero. In Italia la zona privilegiata per l'insediamento delle attività produttive fu il lago di Garda, La Valle delle Cartiere. Molte delle carte prodotte sono destinate alla Repubblica di Venezia e ai suoi traffici mercantili

L'invenzione della stampa ha importanti conseguenze: Toscolano si sviluppa e perfeziona diverse tecniche produttive. La peste del 1630 segna però una forte battuta di arresto e la cartiera si riprenderà solo successivamente. Anche Fabriano vede alternare le sue fortune: se a metà del '500 aveva 38 cartiere, all' inizio del '700 ne restavano solo due. In questo contesto possono svilupparsi altre aree: Milano, Como, Elba, Pontelambro. 

Ma le nuove macchine continue sono molto care e l'Italia ha pochi soldi da investire e un consumo di carta inferiore gli altri Paesi.

Lavorazioni della carta      

Il Piemonte

L'eccezione Piemontese

In Piemonte la carta e la stampa godevano dei favori dei governanti. Nel 1600 da 34 cartiere si passa a 44: a Caselle, Beinette produce 12.000 risme annue di carta che venivano poi destinate ai mercati di Cadice.
Ma sono diverse le cartiere rinomate: Parella di Giacomo Bosso; Regio Parco, specializzata nelle carte da parati, che a metà '600 erano divenute di gran moda.
E ancora di più fiorirono aziende con l'avvento delle macchine continue nel 1827: a Borgosesia viene fondata la Bettola, a Mathi la cartiera nazionale di Varetto, a Serravalle Sesia, la cartiera dei fratelli Avondo.

Lo sviluppo delle ferrovie rende maggiore lo scambio della corrispondenza, le amministrazioni richiedono maggior consumo di carta: circostanze che rendono facile il fiorire dell'industria cartaria. Ma in Piemonte a questo contribuisce molto lo Statuto Albertino che sancisce la libertà di stampa. Vediamo quindi moltiplicarsi le riviste; famose diventano l'Enciclopedia popolare (promulgata dall'Associazione Agraria) e le Gazzette. Tra queste la Gazzetta del Popolo si distingue per un supplemento per la pubblicità economica. 
Nel '900 le cartiere in Piemonte sono 30.

Serravalle

L'esempio di Serravalle

Questa cartiera sarà la più importante del XIX sec. Fondata dai Conti Salomone come cartiera a mano, viene acquistata dai fratelli Avondo, che aumentano i tini e introducono nella produzione i cilindri olandesi. 
Nel 1838 l'azienda viene dotata anche della macchina continua, e queste evoluzioni le valgono nel 1858 la medaglia d'oro all'Esposizione di Torino. La cartiera viene infatti ritenuta la migliore, in quanto capace di coprire tutte le lacune che esistevano in questo settore.
Le tipologie di carta che produceva erano da quella bianca e consistente, alla brizzolata a colori, ma anche carta velina, vergata, filigranata, e carta-seta.

Nel 1850 Serravalle conta 250 operai e lavora 4.500.000 Kg stracci per un totale di 3.200.000 Kg di carta: il 40% della produzione piemontese viene da qui.
Questi numeri le valgono, nel 1873, il passaggio a Società anonima, sotto il nome di Cartiera Italiana, con un capitale sociale di 8.000.000 di lire.
Viene costruito un nuovo stabilimento, che si stende su una superficie di 40.000 m²: posto in prossimità del fiume Sesia, ne utilizza la forza per ottimizzare i costi di produzione.

Esposizioni

Esposizioni

Il diffondersi delle Esposizioni come momento di confronto si rivela di grande impulso per l'innovazione.
Il pubblico viene stupito: nel 1851 vengono mostrate per la prima volta le macchine in movimento e il procedimento di stampa in diretta

Dopo le grandi Esposizioni di Londra e Parigi, l'Esposizione arriva a Torino nel 1858. Nel 1884, sempre a Torino, viene presentata la nuova macchina acquistata a Zurigo da Don Bosco per le cartiere San Francesco di Sales (ex cartiera nazionale, già Mathi di Varetto). Dalla pasta di carta al libro rilegato: l'intero processo diventa pubblico. 

Nel 1898 la grande Esposizione di Torino mostra le nuove connessioni tra elettricità, carta e stampa, e i possibili sviluppi. Giornali illustrati si materializzano sotto gli occhi dei visitatori, realizzati da 2 grandi macchine da stampa azionate da energia elettrica. 

L'ultima Esposizione è del 1911: un intero padiglione dedicato alla carta e alla stampa: Palazzo del Giornale che diventerà Torino Esposizioni. Si può vedere la colossale rotativa a 3 piani di casa Albert, destinata alla realizzazione della Gazzetta del Popolo. Ma a Verzuolo già nel 1906 questa macchina era stata adottata: gli albori della Burgo

La grande esposizione di Londra del 1851: una macchina stampa alla presenza dei visitatori